Dall'Agi (03 giugno 2005)
Rutelli: «L'astensione risposta giusta»

«È una legge non perfetta, ma io mi asterrò». È questa la posizione di Francesco Rutelli sui referendum riguardanti la fecondazione. L'astensione è «il modo politico più efficace per rigettare i quesiti». «È la risposta giusta» perchè «chi vota no involontariamente aiuta chi vuole il sì e imbalsama la legislazione attuale delegittimando la
possibilità di modificare la legge». 

«Il non raggiungimento del quorum - ha spiegato in una conferenza stampa il leader della Margherita - lascia la strada aperta a un miglioramento della legge, mentre il sì farebbe un macello, producendo una legge inaccettabile». Per Rutelli «la legge va migliorata, ma per migliorarla è indispensabile verificarla e affinarla».

Rutelli ha poi ciritcato chi definisce «immorale, furbesca o miserabile l'azione per l'astensione attiva. «Il referendum è legittimo, ma è legittima anche l'astensione». L'intento è «far fallire il referendum» perchè «occorre riflettere sulla necessità di dare dei limiti all'uomo che non è onnipotente». Per l'ex sindaco di Roma «la non partecipazione al voto esprime in generale l'ostilità, ma anche il rifiuto al tema». «Occorre - ha poi rilanciato Rutelli - finanziare in Italia un grande progetto di ricerca sulle staminali, incoraggiare la ricerca. La mia posizione può essere anche discussa e criticata e io auspico un confronto aperto e anche delle verifiche crude alle mie riflessioni, ma un politico sente il dovere del dubbio che si stanno attraversando limiti in modo irreversibile». 

Rutelli, prima di esprimere la sua opinione, ha fatto delle premesse: «Le mie motivazioni - ha detto - sono come politico e non come presidente dei Dl. Ciascun iscritto infatti ha il pieno diritto di esprimere opinioni sulla materia. Considero che sia stato un errore da parte dei partiti della federazione dell'Ulivo quello di promuovere in quanto partiti questi referendum». Inoltre - ha aggiunto - «i referendum contrastano col programma dell'Ulivo di questa legislatura» e comunque  «mi auguro che dopo i referendum nel centrosinistra e nell'intera coalizione ci sia la capacità di pensare e progettare altro sui temi della biopolitica».

Rutelli, più che esprimere convinzioni, ha posto dei dubbi sulla materia: «Non sarebbe stato giusto -ha domandato - sperimentare il funzionamento della legge piuttosto che sottoporre subito gli italiani alla scelta sul referendum abrogativo? Anche in questo campo l'Italia rischia di essere un paese delle mezze leggi». Rutelli, dopo aver criticato «l'estrema semplificazione da parte dei promotori del referendum» e anche «nel fronte opposto delle radicalizzazioni e delle forzature», ha asserito che «la vita umana non è un videogioco. Bisogna definire le regole e i limiti di chi maneggia il joystick prima di accorgersi delle conseguenze delle nostre esplorazioni».

Il presidente dei Dl, infine, osserva che «non si può prendere questo referendum come spunto per modificare la legge sull'aborto».