Intervista al farmacologo Miech
(18 maggio 2006)
«Ho studiato la Ru 486, vi spiego come uccide»
di Elena Molinari
Ralph Miech è professore emerito alla Brown University di Rhode Island, nel Nord-Est degli Stati Uniti. Da 36 anni insegna farmacologia molecolare all’Università e lavora part time al pronto soccorso del Landmark Medical Center di Woonsocket, sempre a Rhode Island. È qui che una decina d’anni fa ha cominciato a notare un fenomeno a prima vista incomprensibile. Le uniche persone che arrivavano al pronto soccorso in stato di choc tossico erano pazienti estremamente anziani, di solito ospiti di grandi case di riposo che erano esposti a una vasta gamma di batteri, cui il loro debole sistema immunitario non sapeva reagire. O, in percentuale inferiore, erano giovani donne che avevano preso la pillola abortiva o dicevano di aver avuto un aborto spontaneo. La casistica si fece ancora più interessante quando il medico scoprì che anche dietro i presunti aborti spontanei c’era in realtà la Ru 486.
E quindi ha cominciato a studiare gli effetti del mifepristone. Cosa l’ha spinta, dottor Miech?
Pura curiosità scientifica. Normalmente un giovane mediamente sano non subisce passivamente l’attacco di un batterio come il clostridium sordellii, che invece devastava indisturbato l’organismo di queste donne. Il sistema immunitario innato, quello che abbiamo tutti, indipendentemente dagli anticorpi che ci costruiamo nel corso della vita, impedisce ai batteri di riprodursi e di provocare uno choc letale. In queste donne c’era qualcosa che non andava.
Su quali casi si è concentrato?
Sulle quattro donne californiane morte dopo aver preso la Ru 486. Sono le morti che sia i patologi che hanno condotto le autopsie che la stessa Fda attribuiscono al batterio clostridium sordellii.
Per quanto tempo li ha studiati?
Per oltre due anni.
E quali sono le sue conclusioni?
Che il mifepristone, contenuto nella pillola Ru 486, inibisce l’azione del sistema immunitario e favorisce la diffusione di tossine letali, catapultando alcune donne che la assumono in uno choc tossico che le uccide.
Può spiegare come questo accade?
Il mifepristone originariamente era stato sviluppato per il trattamento della sindrome di Cushing, o ipercorticolismo, uno squilibrio ormonale causato da un’eccessiva presenza di cortisone nel sangue. In un secondo tempo si è scoperto che ha anche un effetto antiprogestinico e quindi può essere usato come agente abortivo.
Come agisce nel corpo di una donna gravida?
In primo luogo provoca una dilatazione del collo dell’utero. Quindi induce una ischemia delle pareti dell’utero, riducendo il flusso sanguigno alla regione. In questo modo manda in necrosi l’embrione. Allo stesso tempo sensibilizza l’utero all’effetto delle prostaglandine, che vengono somministrate in un secondo tempo per indurre le contrazioni e l’espulsione dell’embrione.
Come si verifica dunque l’infezione batterica?
La catena di eventi che ho descritto crea un clima ideale per la proliferazione di un batterio anaerobico come il clostridium sordellii: il mifepristone blocca infatti i recettori di progesterone indispensabili per mantenere il necessario apporto di sangue all’utero gravido. Inoltre si verifica un’emissione disordinata delle proteine rilasciate dai globuli bianchi che provocano infiammazioni. Questo interferisce con il meccanismo di difesa iniziale dell’organismo contro i batteri.
E permette al clostridium sordellii di agire?
Sì. Vede, una caratteristica esclusiva del clostridium sordellii è che secerne una tossina letale che funziona come un enzima e che inattiva le proteine G. Queste sono come degli interruttori che a loro volta attivano il sistema immunitario. Quindi c’è un doppio effetto: il mifepristone crea le condizioni ideali per la proliferazione del batterio e interferisce con le difese del sistema immunitario che così vengono più facilmente attaccate dal clostridium sordellii, che a sua volta paralizza ulteriormente le difese immunitarie. Un altro effetto di questo meccanismo è l’indebolimento del plasma e un aumento dell’emoglobina: un fenomeno che finora non si spiegava in donne che avevano perso molto sangue a causa dell’aborto.
Questa serie di eventi può verificarsi anche in caso di aborto chirurgico?
No, non questi eventi specifici. Ci sono rischi di infezione batterica anche nell’aborto chirurgico, ma i miei dati mostrano che sono 10 volte inferiori ai rischi connessi all’assunzione del mifepristone. Questo è il risultato più forte ed inequivocabile del mio studio.
E il parto, può provocare infezione da clostridium sordellii?Solo in casi estremamente rari.
Lei ha presentato questi dati la scorsa settimana ad Atlanta, alla giornata di studi convocata dalla Fda sul clostridium sordellii. Come sono stati recepiti dai suoi colleghi e dai vertici dell’agenzia?
Molto positivamente. La mia presentazione è stata seguita con molta attenzione. Un collega, James McGregor dell’Università di Southern California, era giunto indipendentemente alle mie stesse conclusioni e si è anche spinto a chiedere che la Fda ritiri dal commercio la Ru 486.
È d’accordo con quel consiglio?
Non voglio esprimermi in merito. Non ho alcuna posizione politica nei confronti del mifepristone. Il mio compito è di presentare alla Fda i dati scientifici che ho raccolto, il loro di prendere decisioni in merito.
Qualcuno ha confutato i risultati della sua ricerca?
No, con mia grande sorpresa nessuno ha espresso riserve o messo in dubbio il mio metodo o le mie conclusioni.
Si aspetta dunque che la Fda prenda in seria considerazione i suoi dati?
Direi di sì. Credo che dovranno riaprire il caso Ru 486.
Perché crede che i rischi che lei ha identificato non siano emersi durante il processo di approvazione della Ru 486 negli Usa nel 2000?
I test clinici su cui si è basato lo studio della Fda, che ha portato all’approvazione del farmaco per scopi abortivi, sono principalmente quelli condotti in Francia quasi 20 anni fa. Ma vennero condotti in modo ben diverso da come il farmaco viene somministrato oggi. Le pillole venivano date esclusivamente per via orale, mentre per anni molte cliniche le hanno date vaginalmente, e le donne che si sottoponevano all’aborto chimico erano mantenute sotto costante osservazione medica. Una condizione che non si verifica oggi quando una donna americana si sottopone ad aborto chimico.
Ha imparato qualcosa di nuovo al meeting di Atlanta?
Sì. Sono stato colpito dalla scoperta che la Fda non ha un meccanismo per il monitoraggio degli effetti dei farmaci sul sistema immunitario innato.
Questo la colpisce come una grave mancanza?
Beh, decisamente può provocare dei problemi, perché il sistema immunitario innato è la prima difesa del corpo umano contro i batteri. Forse è anche per questo che la Fda non ha scoperto gli effetti negativi del mifepristone.