La pillola abortiva (22 settembre 2005)
Storace blocca la sperimentazione della RU486

di Luca Liverani

Altolà.Il ministro della Salute Francesco Storace blocca la sperimentazione della pillola abortiva, la RU486, in corso all’ospedale S.Anna di Torino.

Lo stop non riguarda «i trattamenti in atto in regime di ricovero ospedaliero» perché la sperimentazione potrà riprendere solo dopo che saranno rispettare «rigorosamente» le procedure e le indicazioni del Consiglio superiore della Sanità. Una decisione prevedibile, dopo l’invio degli ispettori ministeriali. Ma il direttore del dipartimento di ginecologia annuncia che continuerà ad andare avanti. E da sinistra e radicali puntuale arriva la levata di scudi. La procura di Torino intanto indaga, ipotizzando la violazione dell’articolo 8 della legge 194 sull’aborto, poiché la sperimentazione avverrebbe senza ospedalizzazione completa.

La decisione di Storace nasce dall’indagine degli ispettori dell’Agenzia italiana del farmaco inviati dal ministero, che nel rapporto segnalano irregolarità. «Gli ispettori dell’Aifa presso l’ospedale di Torino – recita il comunicato del ministero – hanno riscontrato persino il caso di una paziente che ha avuto una espulsione parziale, con seguito emorragico, fuori dal ricovero ospedaliero». Il Sant’Anna replica che se irregolarità ci sono state hanno riguardato soltanto vizi di forma, come etichette non tradotte dal francese, paese d’origine della pillola.

«Noi continuiamo ad andare avanti con la sperimentazione», annuncia Mario Campogrande, direttore del Dipartimento di ginecologia del Sant’Anna. Che non demorde: «Non ho assolutamente notizia di irregolarità – dice il ginecologo – e noi continuiamo. Il nostro programma è di sottoporre sei donne a settimana alla sperimentazione. L’obiettivo è di raggiungere un tetto di 400 donne. Poi valuteremo le conclusioni». Finora sono state 20 le donne che hanno abortito con la RU486. Si dice «meravigliato» dello stop anche il dottor Marco Massobrio, uno dei responsabili, insieme a Campogrande, della ricerca del Sant’Anna, «perché la sperimentazione era stata approvata dal ministero della Salute che aveva già inviato propri ispettori che non avevano accertato nulla di non corretto. Avevamo anche l’ok del Comitato etico dell’ospedale». Ma nella CdL sono in molti a sostenere la decisione di Storace.

«Grande soddisfazione» da Luca Volonté e Anna Maria Leone dell’Udc per «la sensibilità nei confronti della salute delle donne». «Ordinanza tempestiva e inevitabile», dice Antonio Tomassini, ginecologo e senatore di Forza Italia. La sperimentazione, spiega, «veniva svolta al di fuori delle norme Ue, senza il parere per il comitato etico e nel mancato rispetto del protocollo concordato con il Consiglio superiore della sanità». «Le donne non sono cavie», gli fa eco il forzista Francesco Giro. Per Riccardo Pedrizzi di An «la strada da percorrere è aiutare la donna ad accogliere suo figlio, non aiutarla a disfarsene meglio e in maniera più economica».

Durissime le reazioni dall’opposizione: «Un fatto inaudito e un abuso, Storace si vergogni», tuona la presidente diessina della regione Piemonte, Mercedes Bresso. «Atto illiberale e ideologico», attacca il segretario radicale Daniele Capezzone, che parla di «deriva proibizionista». «Storace si accanisce ancora contro le donne», dichiara Barbara Pollastrini dei Ds. E la verde Laura Cima parla di «diktat» e di «caccia alle streghe».

I medici sotto accusa: motivazioni unsufficienti, il 65% dei ginecologi promuove la via farmacologica

Sono sorpresi i medici che stanno conducendo la sperimentazione della pillola abortiva all’ospedale Sant’Anna di Torino, e assicurano che l’aborto farmacologico non presenta alcun pericolo per le donne. E ribadiscono che le motivazioni del ministero sono «infondate». In particolare è Silvio Viale, uno dei promotori della sperimentazione, a dichiararsi «indignato» per la decisione del ministro Storace: «Da subito è parsa evidentissima, l’intenzione del ministro di An di impedire questa sperimentazione». «Prendo atto – afferma Viale – che il ministro parla di sospensione e non di bocciatura, anche se mi riservo di leggere il testo dell’ordinanza.

Da quanto si apprende due sarebbero le questioni, entrambe non sufficienti a bloccare la sperimentazione, soprattutto dopo 15 giorni che è iniziata e abbiamo trattato con successo senza complicazioni una ventina di pazienti».

E sul caso della donna che avrebbe abortito fuori dal ricovero ospedaliero Viale minimizza: «È una donna che ha chiesto e ha firmato per essere dimessa perché si pensava che la pillola non avesse funzionato. Poi l’espulsione del feto è avvenuta a casa, ma non c’è stata alcuna emorragia».

A Bologna, un sondaggio condotto al congresso della Società italiana di ginecologia e ostetricia indica una prevalenza di favorevoli alla pillola abortiva: il 65% degli intervistati ha detto che non si opporrebbe all’eventuale scelta della donna per l’aborto chimico, purché sotto il controllo medico in un ospedale. Contrarietà viene invece alla possibilità che la pillola Ru486 venga distribuita in farmacia: si concretizzerebbe il pericolo di utilizzo «fai da te». Oltre a essere favorito il mercato parallelo e clandestino di aborti chimici.

A opporsi alla pillola abortiva sono comunque i ginecologi obiettori rispetto all’interruzione di gravidanza. «Sarebbe opportuno che il ministro della Salute Storace – dice Domenico de Aloysio, copresidente del congresso – favorisse uno stretto legame tra la donna che prende il farmaco e le strutture assistenziali ospedaliere, perché questo è importante per ridurre i rischi dell’interruzione volontaria di gravidanza». E il copresidente Piero Di Donato: «La pillola Ru486 è da preferire, perché ha meno effetti collaterali e conseguenze del classico intervento». (Enrico Negrotti)