Speciale Ru 486
(08 dicembre 2005)
Emilia Romagna: si spieghi ai medici come procedere
di Stefano Andrini
Con una risoluzione del centrosinistra approvata a maggioranza (contraria la Casa delle libertà, astenuti due consiglieri della Margherita che si è divisa al momento del voto) il consiglio regionale dell’Emilia Romagna ha "avallato" la pillola abortiva Ru 486. «L’Assemblea legislativa regionale – si legge tra l’altro nel documento – considerato che la pratica farmacologica per l’interruzione volontaria della gravidanza è uno strumento già testato in molti Paesi del mondo (...) invita la Giunta regionale ad emanare una corretta informazione sulle modalità di accesso al farmaco nei confronti dei medici e delle strutture ospedaliere che ne facciano richiesta».
«Non compete alle Regioni né approvare né bocciare le sperimentazioni sui farmaci», ha commentato l’assessore alla Sanità Giovanni Bissoni: «La Regione può solo dare indirizzi all’interno e nel rispetto di queste norme». «Ho apprezzato il contributo positivo venuto dalla maggioranza e l’ampio confronto tenutosi nell’Assemblea regionale», ha dichiarato il presidente della Regione Vasco Errani. «Questo – ha sottolineato Errani – ci conferma l’opportunità di procedere, con il rigore e l’equilibrio mostrati fino ad oggi, nella piena applicazione della legge 194, che include anche la possibilità di interrompere la gravidanza per via farmacologica».
Il diellino (della Margherita) Damiano Zoffoli ha deciso di astenersi, sostenendo che la pillola non è una tecnica contraccettiva «e non deve costituire un’alternativa al percorso della legge 194, che tutela la vita umana dal suo inizio. Non è un farmaco salvavita. Si parla di aborto meno invasivo, meno cruento, ma francamente – ha detto – il confronto tra morte chirurgica o chimica mi riempie di angoscia». Bocciate le tre risoluzioni della Cdl, due di FI e una della Lega Nord, che chiedevano variamente di sospendere la circolare regionale e di proibire l’uso della Ru 486 in Emilia Romagna.
«Non si può non notare», ha affermato il capogruppo di Forza Italia Giorgio Dragotto, come «la propaganda sulla Ru 486 l’abbia presentata anche come una sorta di rivoluzionario e mendace "aborto fai da te", banalizzando non solo i problemi etici e morali, ma anche quelli sanitari e del diritto alla salute». Il consigliere regionale dell’Udc, Gian Luca Galletti ha definito il dibattito «più politico che scientifico e questo mi preoccupa, su un problema così importante e delicato».