Il Comitato «Donne e vita» (26 maggio 2005)
«Questo referendum non ha plausibilità»

di Pier Luigi Fornari

La sala stampa di Montecitorio si tinge di bianco. La platea è affollata di giovani esponenti del mondo femminile in shirt bianca con raffigurata una donna incinta ed una scritta «Donne e vita» poi, al centro, a colori la dichiarazione esplicita: «Noi scegliamo di non votare». Indossano la "bandiera" dell’astensione attiva anche le parlamentari sedute sul banco della presidenza per lanciare il Comitato «Donne e Vita» che affianca «Scienza&vita».

«Ci stanno arrivando molte adesioni – annuncia Olimpia Tarzia, presidente e coordinatrice del comitato, nonché segretario generale del movimento per la Vita –, segno evidente che nel Paese esiste un forte movimento culturale che intende dar voce e rappresentazione a milioni di donne alleate della vita». Per aderire basta scrivere alll’indirizzo e-mail comitatodonneevita@tiscali.it. L’esponente del Movimento per la Vita sottolinea che al comitato hanno aderito esponenti del mondo accademico, della cultura, dello spettacolo, dello sport e della politica. Tra le altre Gabriella Carlucci, Cecilia Gasdia, l’antropologa Cecilia Gatto Tocchi e la conduttrice Rosanna Vaudetti. Le adesioni politiche sono trasversali.

«Noi vogliamo dare allo specifico femminile la sua rappresentatività in questa battaglia, non riconosciamo la legittimità di questi referendum per questo non partecipiamo al voto», spiega la Tarzia, sottolineando che l’inganno di quesiti incomprensibili che puntano al ritorno al Far West. «Il non voto – conferma l’"azzurra" Gabriella Carlucci – non è una soluzione di comodo o pilatesca, ma l’unico modo, di conservare la legge così com’è». Angela Napoli per An mette in luce l’atteggiamento controproducente del votare "no": «Aiutano a rendere valido il referendum, favorendo la vittoria del "sì" con una percentuale minima di voti».

Il "nuovo" comitato respinge decisamente la tesi che legge 40 sia contro la salute della donna. «Era molto più a rischio prima con iperstimolazioni ovariche che potevano anche provocare la morte», evidenzia la Tarzia. «Non vogliamo bambini usati come medicina», sottolinea la Carlucci. «Mi offende – rimarca Emanuela Baio Dossi senatrice della Margherita – come portatrice di una malattia cronica il discorso sentimentale con cui si giustifica la eliminazione di una categoria di malati, come ad esempio i diabetici, che danno il loro contributo intellettuale alla società come tutti gli altri uomini». «Si è posto fine ad una vergognosa logica zootecnica», insiste Francesca Martini della Lega, ricordando al ministro Stefania Prestigiacomo il rispetto del principio delle pari opportunità, a cui è intitolato il suo dicastero: «Pari opportunità anche per il concepito come garantisce l’articolo 1 della legge 40».

«Non è una legge cattolica, né governativa, ma parlamentare – ammonisce Laura Bianconi, senatrice di Forza Italia –, un compromesso alto, frutto di un lavoro legislativo durato 6 anni». Il sottosegretario Grazia Sestini rinfaccia ai partiti critici del "non voto", un simile atteggiamento assunto su altri referendum. E lancia un messaggio alle donne: «Non fatevi ammaliare dai rotocalchi, dalle Vip che hanno aderito alla campagna del "sì. Basatevi sulla vostra esperienza quotidiana». «Attente alla deriva relativistica – aggiunge Patrizia Tangheroni di Forza Italia – contrapponetegli il buon senso che rifiuta una società dove i più sani, i più belli, i più ricchi abbiano tutti i diritti e i malati siano eliminati».

Hanno aderito al comitato "Donne e Vita" per la Margherita anche Dorina Bianchi, Patrizia Toia e Giuliana Reduzzi, il vice-sindaco di Roma, Maria Pia Garavaglia e l’assessore alla Formazione del Lazio, Silvia Costa. Per An Roberta Angelilli, Carla Castellani. Per Forza Italia Elisabetta Casellati, Ida D’Ippolito, Simonetta Licastro, Maria Burani Procaccini. Per l’Udc Anna Maria Leone. Per Alternativa sociale, Alessandra Mussolini.

 

Il manifesto

«La legge 40 ha posto fine ad una sperimentazione selvaggia sulla pelle delle donne, tutelandone la salute», afferma il manifesto del "Comitato Donne e Vita" presentato ieri. La nuova norma che regolamenta la procreazione medicalmente assistita, spiega il documento, «vieta le massicce somministrazioni ormonali- utilizzate disinvoltamente prima della legge – che, oltre a causare spesso seri rischi per la salute, in alcuni casi ne hanno provocato la morte». Inoltre secondo il manifesto si è posto fine anche alle «lobby economiche che avevano messo in atto un vero e proprio commercio sulla pelle delle donne». Viene poi garantito il diritto della donna ad una corretta informazione sugli effetti secondari delle tecniche. I referendum, invece, illudono i malati promettendo guarigioni con le staminali embrionali, che non hanno dato risultati e sono cancerogene. Il manifesto invita inoltre a «costituire subito un comitato "Donne e vita" nel proprio comune».