Il confronto (03 maggio 2005)
Cambiar nome ai quesiti, una debolezza

di Pier Luigi Fornari

«I nomi conseguono dalle cose» recita un famoso detto latino. Un motto falsificato dall’attuale campagna referendaria sulla legge per la procreazione medicalmente assistita (Pma). Infatti il fronte referendario più che alla designazione delle materie effettivamente in questione ha preferito la strada degli slogan demagogici, strizzando l’occhio ad un femminismo di facciata che in realtà non è poi tanto amico delle donne. È quanto risulta confrontando i nomi dati ai quesiti dal comitato promotore con le intestazioni ufficiali presenti nel manifesto che sarà affisso in questi giorni in tutti i Comuni.

Ma oltre a barare sui nomi, i Ds barano anche sui numeri. Perché scambiano l’ordine ufficiale dei quesiti e delle schede. Un ruolo obiettivamente oscurantista. Absit iniuria verbis. Il metro di riferimento è la luce elettrica. Se la stacchi, puoi scambiare la crema da barba per un dentifricio. Qualcosa di simile potrebbe accadere agli elettori della Quercia, visto che il partito continua a dare ai quesiti una numerazione che non corrisponde a quella ufficiale decisa dalla Consulta e dal ministero dell’Interno. Allora: contrordine, compagni? Non serve. L’ordine è chiudere gli occhi sui quesiti e votare sempre e comunque sì.

Una responsabile della donne della Quercia, all’ultimo congresso del partito, invece di perorare l’uso delle cellule staminali embrionali, si scagliò contro quelli che vieterebbero l’uso di quelle adulte (sic!). Gli applausi arrivarono ugualmente. I militanti, anche quelli della Cgil, più che ragionare devono conformarsi. Così poco importa alla Quercia che quello che per la Consulta, il ministero dell’Interno e anche per l’associazione radicale intitolata a Luca Coscioni, è il primo referendum, nella numerazione del loro sito divenga il terzo (www.dsonline.it). Anzi, il rimescolamento delle schede si presta a strizzare l’occhio al femminismo di facciata, alleato solo pro forma delle donne. Perché così può mettere al primo posto quello per La salute della donna (ufficialmente il secondo) per affermare un’opzione preferenziale per il mondo femminile.

Primo quesito (scheda celeste). Navigando, navigando, le bugie vengono a galla. Cliccando sul sito dell’"Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica" (www.lucacoscioni.it) al primo posto figura ancora il quesito di abrogazione totale respinto dalla Consulta, quindi tutti i numeri delle schede sono posposti di uno. Ma non è questo il problema. Il fatto è che il primo dei quesiti ammessi viene così intitolato: Per consentire nuove cure per malattie come l’Alzheimer, il Parkinson, le sclerosi, il diabete, le cardiopatie, i tumori. In realtà lo scopo di questo referendum è aprire la strada alla sperimentazione sull’embrione umano e alla clonazione mediante trasferimento di nucleo, sulla base della tesi che solo le staminali tratte dall’embrione servirebbero per curare queste malattie. «È inevitabile che scatti la paura – avvertiva il genetista Angelo Vescovi, qualche giorno fa – perché le malattie del cervello (Parkinson e quant’altro) sono quelle che ci spaventano di più». Ma è una bugia dire che le staminali embrionali siano il rimedio. «Non c’è un settore di sperimentazione nel quale le cellule embrionali abbiano dato risultati, mentre sono a uno stadio avanzato le ricerche con le staminali adulte del cervello. È inaccettabile questo grado di mistificazione», assicurava il ricercatore, che è a conoscenza dello "stato dell’arte" a livello mondiale. Quanto ai tumori che si vorrebbe guarire, potrebbero invece costituire proprio l’effetto indesiderato dell’uso delle cellule staminali embrionali. La denominazione adottata dai Ds (a parte lo scambio dell’ordine, questo è per loro il terzo quesito) è altrettanto fuorviante: Libertà di ricerca scientifica. Dimostra anche scarsa fantasia perché non fa che appropriarsi del titolo che i radicali avevano inizialmente forgiato per il loro quesito di abrogazione totale, non ammesso dalla Consulta. Per fortuna il manifesto di "Convocazione dei comizi" referendari e la relativa scheda, in questo caso celeste, ristabiliscono la verità, con la dizione: Limite alla ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni. Nessun attentato, quindi, alla scienza. Come non si può considerare un attentato alla scienza parlare di limiti all’utilizzazione dell’energia nucleare, o all’emissione di onde elettromagnetiche. È un limite razionalmente assunto, che si basa non solo su valori etici fondamentali, come la tutela della vita umana fin dall’inizio, ma che anche coincide con la necessità di privilegiare quei settori di ricerca nei quali sono presenti le eccellenze del nostro Paese (ovvero le cellule staminali adulte).

Secondo quesito (scheda arancione). Passiamo alla scheda arancione, cioè al secondo quesito parzialmente abrogativo, che radicali e diessini denominano: La tutela della salute della donna. Ricorrendo al femminismo di facciata, la Quercia ha messo questo quesito al posto numero uno sia nel sito che nel vademecum curato ad hoc dai suoi deputati. Più correttamente sulla scheda che sarà presente nei seggi figura questa dizione: Norme sui limiti all’accesso. E in effetti la denominazione referendaria oltre a essere falsa (la legge 40 infatti tutela la donna) nasconde la verità. Il punto cardine del secondo quesito – oltre alla eliminazione del divieto di produrre e impiantare non più di tre embrioni e di crioconservare i cosiddetti sovrannumerari – consiste nell’apertura incondizionata della Pma a chiunque ne faccia richiesta. In fatto di procreazione la provetta potrebbe divenire così nei fatti l’alternativa "moderna" all’atto coniugale. Qualcuno ha inteso che con la vittoria del referendum sarebbero ammesse solo le coppie portatrici di malattie genetiche e infettive. Non è così. Salterebbe invece completamente ogni limite, condizionato dalla legge 40 alla presenza di sterilità non curabile. Nel caso specifico dei portatori di malattie genetiche, ciò significa diagnosi preimpianto ed eliminazione degli embrioni umani malati. La soluzione del problema dei talassemici? Sì, ma una soluzione finale. Nel senso che verrebbero tutti eliminati, come peraltro i disabili. Tant’è che un’associazione internazionale di portatori di handicap (Disabled People’s International) si è espressa ufficialmente contro un tale tipo di eugenetica. Veniamo ora alla tutela della salute della donna. Non è affatto la vittoria del referendum a garantirla. La normativa vigente, anzi, costituisce uno strumento di tutela, ad esempio, con il consenso informato per la prima volta obbligatorio ed estremamente dettagliato, anche sugli aspetti economici e psicologici. Tra l’altro, il divieto di produrre più di tre embrioni comporta stimolazioni ovariche meno intensive, e quindi meno rischiose, con l’intento di riportare l’ovulazione verso un processo naturale, e lasciando sempre libera la donna che voglia tentare un’altra strada di congelare gli ovociti. Invece consentendo di impiantare più di tre embrioni, come vogliono i referendari, si apre la strada a gravidanze plurime, rischiose per la donna come per i figli. Quindi, molto più giusta per il secondo quesito – vale a dire la scheda arancione – è la dizione del manifesto comunale: Norme sui limiti all’accesso.

Terzo quesito (scheda grigia). Nel dare nome al terzo quesito, che figurerà nella scheda grigia, radicali e diessini sembrano aver esaurito la loro inventiva. Per l’autodeterminazione e la tutela della salute della donna, lo chiama il sito dell’associazione Luca Coscioni. Per l’autodeterminazione, il sito Ds. Ma la Quercia imbroglia ancor di più le carte, dando a questo referendum il posto numero quattro nel sito www.dsonline.it e il secondo nel vademecum curato dal gruppo dei suoi deputati. Comunque, più onestamente nel libretto dei parlamentari diessini il quesito viene denominato: Diritti del concepito. In genere i referendari con il termine autodeterminazione  censurano il fatto che in questo quesito sia in gioco il diritto del concepito, tutelato dalla legge 40. Si insiste solo sulla salute della donna, anche se tale referendum, identico al secondo salvo proporre anche l’abrogazione della tutela del nascituro, allarga a tutti la Pma. Infatti nella dizione del manifesto comunale che convoca il referendum tale quesito reca la denominazione Norme sulle finalità, sui diritti dei soggetti coinvolti e sui limiti all’accesso.

Quarto quesito (scheda rosa). Quasi impossibile confondere le acque sul quarto quesito, contenuto nella scheda rosa, quello sull’eterologa. L’unico problema è che nel sito dei Ds figura come secondo, e nel vademecum dei deputati della Quercia come quarto. Nessun problema. Per Fassino e compagni cambiando l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia. Fa sempre sì al referendum, e no alla dignità della vita umana fin dal suo inizio.

 

In sintesi

1) Confrontando i nomi dati ai quesiti dal comitato promotore con le intestazioni ufficiali presenti nel manifesto che sarà affisso in questi giorni in tutti i Comuni emerge che, oltre a barare sui nomi, i Ds barano anche sui numeri. Perché scambiano l'ordine ufficiale dei quesiti e delle schede.

2) Cliccando sul sito dell'"Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica", al primo posto figura ancora il quesito di abrogazione totale respinto dalla Consulta, quindi tutti i numeri delle schede sono posposti di uno. Il primo dei quesiti ammessi? "Per consentire nuove cure per malattie come l'Alzheimer, il Parkinson, le sclerosi, il diabete, le cardiopatie, i tumori". Una vera mistificazione.

3) Su tutti i quesiti i promotori dei referendum operano una manipolazione dei titoli per orientare la scelta degliitaliani. Perché non usano definizioni più oggettive?

Ad esempio

La denominazione e l'ordine ufficiale dei quesiti referendari vede al primo posto il quesito sul "Limite alla ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni". Sul sito dsonline, invece, tale quesito è spostato al terzo posto e chiamato "Libertà di ricerca scientifica". Peggio ancora sul sito dell'associazione Luca Coscioni, dove sistemato al secondo posto, il quesito suona "Per consentire nuove cure per malattie come l'Alzheimer, il Parkinson, le sclerosi, il diabete..." e così via. Stessa cosa avviene col secondo quesito referendario, che ufficialmente suona "Norme sui limiti all'accesso":  il sito dsonline sposta la domanda al  primo posto, chiamandola "Salute della donna", mentre il sito dell'associazione Luca Coscioni, spostandola al terzo posto, la denomina "Per la tutela della salute della donna".