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Fuori programma
(10 maggio 2005)
Quando Alex Langer dava ragione a Ratzinger
Marco Roncalli
Riordino un mio schedario per aggiungere alla voce «Ratzinger» quella di «Benedetto XVI» («idem et alius») e nuovi appunti. Ripesco un articolo scritto per Jesus nell’aprile 1987 intitolato «Bioetica: le ragioni del magistero» dove presentavo l’istruzione «Donum vitae» dell’allora prefetto dell’ex Sant’Uffizio. Insieme trovo alcuni fogli con evidenziato il nome «Alex Langer»: li sposto d’istinto considerandoli fuori posto. E invece no. Devono stare lì. Un flash soccorre la memoria. Rileggo quelle carte: «Siamo persone impegnate nel movimento ecologista e verde, in maggioranza non cattolici. Desideriamo esprimere soddisfazione e apprezzamento per la recente presa di posizione della Congregazione per la dottrina della fede sulla fecondazione artificiale e la sperimentazione su embrioni (…). Condividiamo alcune affermazioni di fondamentale importanza per la coscienza di tutti gli uomini e che, per noi, comportano profonde conseguenze. Il rifiuto della neutralità morale della scienza e della tecnica e perciò l’affermazione dell’immoralità "in sé" di alcuni mezzi tecnici, indipendentemente dai fini. Il rifiuto della delega a esperti (biologi, medici, ecc.), alla tecnica o all’uomo come soggetti donatori di vita e di morte su comando. Perché "nessun uomo può pretendere di decidere l’origine e il destino degli uomini". Il riconoscimento che "attraverso il corpo viene raggiunta la persona stessa" e perciò quello che tocca il corpo tocca anche la persona. L’implicita affermazione del senso del limite come essenziale a uno sviluppo non distruttivo ma equilibrato delle possibilità umane. Queste motivazioni ci portano non solo a condividere dal profondo delle nostre coscienze il rifiuto di qualsiasi manipolazione genetica dell’uomo, ma anche ad estendere questo rifiuto (…)». In calce – con altri 22 nomi e la data 14 aprile 1987 – la firma di Alex Langer. Poi, allegati insieme, articoli usciti sul Manifesto: diversi per contestare la «strana convergenza», uno di Langer, titolo «Cara Rossanda, e se Ratzinger avesse qualche ragione?» (7 maggio ’87). Confesso lo stesso sconcerto di Langer quando sento parlare di manipolazione genetica, ma pure la convinzione sull’inizio della vita a partire da qualsiasi fecondazione. Provo pena sincera quando diritti dell’embrione e dei malati vengono messi sulla bilancia; ma innanzi ai tentativi per staccare bios e persona. Ripenso a Guardini che ha scritto «Persona non è un che di natura psicologica, ma esistenziale». E «Nel suo fondamento non dipende da età, condizioni fisico-psichiche o doti naturali, ma dall’anima spirituale che è in ogni uomo». E ancora: «La persona stessa è il fatto che essa esiste nella forma dell’appartenenza a se stessa» (in der Form der Selbstgehörigkeit). Alle soglie del mistero della vita , poi, è solo questione di primato dell’etica sulla scienza? Penso a queste cose quando mia figlia Marta, dieci anni, mi chiama dalla sua cameretta dove sta preparandosi al catechismo. Mi chiede: «Siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio: ma cosa vuol dire papà? Qualcosa che c’entra anche con la nostra responsabilità, con il nostro comportamento? Le nostre scelte?».
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